martedì 27 settembre 2016

Recensione: "Conquistare un highlander" di Mary Wine

Ciao amici!
Capita anche a voi di avere dozzine e dozzine di libri che attendono il loro turno sullo scaffale, vero? E vi capita anche di guardarli, sospirare e accendere il kindle?
Ecco, di recente sta capitando anche a me. Ho moltissimi libri che aspettano di essere letti, eppure continuo a leggere sul kindle. E poi non riesco più a spegnere quel dannato (amato) aggeggio e continuo, continuo e continuo, fino a quando la batteria si azzera e io mi ritrovo nel mondo reale dopo aver letto una mezza dozzina di romanzi. Uno dei libri che questo mese mi ha fatto volare un po’ con la fantasia è “Conquistare un highlander”, primo romanzo della serie Hot Highlanders di Mary Wine.

Autore: Mary Wine
Titolo: Conquistare un highlander
Titolo originale: To conquer a Highlander
Serie: Hot Highlanders #1
Casa editrice: Mondadori
Collana: I romanzi extra passion
Prezzo: € 3,99
Voto: 
Sinossi:
Quando Torin McLeren scopre il tradimento che il capo del clan McBoyd ha ordito ai danni del re di Scozia, decide di rapire sua figlia. Ma tenere con sé una ragazza come Shannon provoca in Torin qualche turbamento, e non solo perché lei è la figlia del nemico… Desiderosa di scoprire i piaceri della carne, Shannon decide infatti di sfruttare la situazione a suo vantaggio, ma dopo aver attirato Torin nel suo letto capisce che non può in alcun modo ferire l'unico uomo che, finalmente, sembra darle un valore e comprendere la sua condizione. Nemmeno se suo padre vorrebbe ucciderlo, insieme a lei, dopo aver scoperto quello che hanno fatto…

La mia opinione
Adoro la Scozia, in special modo le Highlands.
Insomma, chi non desidera visitare quei luoghi tanto meravigliosi e dall’aura così misteriosa e magica?
E data la mia passione per quelle terre e, in special modo, per la loro storia, mi sono fiondata su questo romanzo senza pensarci due volte.
E la regione scozzese più affascinante è senza dubbio quella delle Highlands. Chi di voi non ha mai sospirato mentre leggeva di Jamie Fraser nei libri di Diana Gabaldon? 
E chi non l’ha mai fatto mentre lo guardava in tv?
La figura dell’highlander è senza dubbio dotata di un fascino senza tempo. Specialmente gli highlander che appartengono al passato. Basti pensare a tutte le lotte che hanno combattuto per la loro casa. Lotte tra clan, lotte contro gli inglesi… sono state proprio quelle battaglie a forgiare il carattere di un vero highlander.
Quindi, tutte noi, non possiamo non esserne affascinate.
Ed è proprio quello che è accaduto a me con Torin McLeren, il protagonista di questo romanzo.
Ci troviamo nella Scozia del 1437, re Giacomo I di Scozia (da non confondere con Giacomo I d’Inghilterra) è stato appena assassinato e la lotta per la successione ha ripreso vigore.
Ora, io capisco che quando una persona decide di leggere una storia romantica ambientata nel passato presta poca attenzione al contesto storico, però l’autrice avrebbe potuto fare qualche ricerca in più? No? Sì? Sì!
Per quanto riguarda le lotte per la successione, Mary Wine è stata davvero brava. Ha descritto quel periodo con davvero molta cura, però mi è caduta in un particolare davvero poco perdonabile.
Non so se questo suo errore sia riconducibile al fatto che abbia guardato troppe volte Braveheart (film di Mel Gibson, 1995), però ecco… avrebbe potuto prestare un po’ d’attenzione in più.
L’anacronismo che mi ha fatto storcere il naso per l’intera lettura riguarda il kilt e il tartan. Quest’ultimo è diventato un simbolo dell’identità nazionale scozzese nel XVI secolo (1501-1600) e si diffonde solo nei due secoli successivi. Il kilt, invece, viene inventato solo negli anni ’30 del Settecento, addirittura tre secoli dopo rispetto alla storia di Torin e Shannon.
Potrebbe sembrare un errore di poco conto, però non è così. L’intero romanzo ruota infatti intorno all’odio tra due diversi clan, i McBoyd e i McLeren, e Shannon viene riconosciuta in mezzo di McLeren proprio grazie ai colori dell’arisaid (o earasaid, arasaidor, il plaid) che indossa.
E allora no, non è un dettaglio insignificante, per questa ragione il mio voto è passato da cinque a tre e mezzo. Apprezzo molto la storia creata dall’autrice, ma una delle regole della scrittura non dovrebbe essere informarsi su ciò che si ha intenzione di scrivere? Davvero un peccato.
Il resto del romanzo mi è invece piaciuto molto. Ho trovato in questo libro molte delle cose che ho studiato sulla Scozia e sul popolo scozzese.
Perché sì, questi luoghi mi affascinano così tanto che ci ho anche scritto la tesi di laurea. E questo grazie a quella santa donna che porta il nome di Diana Gabaldon. La commissione si è rifatta gli occhi con le foto di Jamie Fraser… e non sarò mai una persona mentalmente stabile, me ne rendo conto.

Tornando al nostro romanzo.
Ho particolarmente apprezzato il modo in cui l’autrice ha creato la storia d’amore, senza però cadere nel banale. E soprattutto senza mettere in secondo piano la parte storica, la politica e la lotta per il trono.
Ha saputo destreggiarsi bene tra questi argomenti senza mai tralasciare nulla (a parte il kilt, sigh). Quello che mi è piaciuto più di ogni cosa è stato il modo in cui vengono rappresentati i rapporti tra i diversi klan. L’astio tra i McBoyd e i McLeren e l’amicizia e l’alleanza che nel corso degli anni si è creata tra Torin, Connor Lindsey e Quinton Cameron (questi ultimi spero tanto siano i protagonisti dei prossimi romanzi!). Si tratta di un’amicizia che va ben oltre l’alleanza tra clan.
E l’altra cosa che davvero mi ha fatto sciogliere come una granita sotto il sole siciliano (pardon, ma io sono come gli scozzesi: fiera delle mie origini) è la regola degli Highlander: quello che un Highlander ruba, se lo tiene.
Torin ha rapito Shannon e ha intenzione di tenerla con sé.
Ed è questa convinzione a spingerlo a fare di tutto per non separarsi dalla donna che ha imparato a conoscere e della quale si è innamorato.

Okay okay, lo so: è il classico romanzo d’amore in cui tutti vissero felici e contenti. Bisogna però pensare a quanti romanzi d’amore abbiamo letto nel corso della nostra vita. Non sono tutti uguali. Sì, ci sono un uomo e una donna che alla fine si innamorano e restano insieme, però mai un romanzo è identico ad un altro. Questo perché è il contesto a cambiare.
Ormai è stato scritto davvero di tutto, eppure riusciamo ancora a emozionarci grazie alle pagine di un libro. Riusciamo ancora a immedesimarci in un personaggio, a soffrire quando le cose vanno male e a sorridere quando invece i due protagonisti conquistano la tanto desiderata felicità.
La storia tra Torin e Shannon unisce due caratteri molto forti, infatti è quasi proverbiale la testardaggine degli scozzesi. I protagonisti di questo romanzo sono due persone molto forti e caparbie, persone che hanno sofferto e che meritano di riscattarsi. Lui, nato da un matrimonio d’amore, è sempre stato visto debole come il suo stesso padre dallo zio che aspirava al ruolo di laird e ha dovuto lottare per guadagnarsi il rispetto dei suoi uomini; lei è invece l’unica figlia femmina di un padre che vede le donne solo come serve e merce di scambio. Shannon, sebbene nobile in quanto figlia di un laird, è sempre stata trattata come una serva dalla famiglia e di conseguenza anche da tutto il resto del clan. Viene mandata dal padre a Edimburgo per sposare il nipote del conte Atholl, il pretendente al trono di Scozia. Ed è proprio in quella circostanza che Torin rapisce la giovane. Lo fa principalmente per evitare quel matrimonio che genererebbe un’alleanza particolarmente sbagliata. Grazie all’alleanza con Atholl, infatti, il clan McBoyd avrebbe a disposizione un gran numero di uomini. E, dopo aver distrutto un intero villaggio del clan McLeren, il padre di Shannon potrebbe tornare a dare il colpo di grazia.
Quindi, ecco, abbiamo un romanzo che non si concentra solo sulla storia d’amore. Anzi, è proprio il contesto storico e politico a dar vita al sentimento che in seguito legherà i due protagonisti.

Consiglio questo libro?
A parte la spinosa questione di tartan e kilt (davvero, lo dirò fino alla fine!), è un romanzo che si lascia leggere tranquillamente. Un po’ piccante, ma in fondo se in passato non si fossero fatte certe cose, ci saremmo estinti da un pezzo. Piccante, dicevo, ma non eccessivamente. Sono scene assolutamente non volgari ma, anzi, trattate con molta delicatezza e anche con un pizzico di divertimento. Un romanzo che trovo abbastanza completo e che non mi ha delusa (sì, a parte il benedetto kilt!). Mi è piaciuto e ci sono rimasta un po’ male quando è finito, perché temo mi toccherà aspettare un bel po’ per leggere il romanzo successivo. E continuo a sperare che il protagonista maschile sia uno dei due amici di Torin.


Donne, se i guerrieri tutti d’un pezzo e fedeli alla tradizione e al cuore vi appassionano… avete trovato il libro che fa per voi! 


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